.Presentazione

L’aeroporto di Birgi diventerà sempre più militarizzato: è previsto che entro il 2028 si ospiti un polo di addestramento della NATO per i caccia bombardieri F-35 e sarà il centro più grande d’Europa.
Fondato nel 1961 col nome di Livio Bassi, l’aeroporto è situato a fianco del fiume Birgi. Si tratta di un luogo profondamente strategico nelle dinamiche militari del Mediterraneo: esso è sede di una grande base operativa avanzata della NATO. Inoltre, l’aeroporto ospita il 37° Stormo dell’Aeronautica Militare Italiana. Questo Stormo prese parte alle missioni militari in Kosovo del ‘99 e, soprattutto, è stato direttamente determinante nell’ambito dell’intervento militare in Libia nel 2011, missione che ha causato circa 1000 vittime civili.
L’aeroporto di Birgi non è un’isola, ma si inserisce all’interno di ramificati legami internazionali: le basi militari americane o della NATO situate sul territorio italiano (Sigonella, Niscemi, Aviano, ecc.) sono funzionali a supportare e monitorare le operazioni tattiche di addestramento, difesa, attacco e invasione su scala globale. Negli ultimi anni, la tensione internazionale si rileva sempre in crescita, portando questi luoghi ad avere un ruolo strategico all’interno dei conflitti in corso: dagli aiuti militari all’Ucraina al supporto diretto verso il genocidio in Palestina. Inoltre, l’Unione Europea si fa portavoce e promotrice di una propaganda
bellicista, convertendo i propri settori economici all’interno della logica del riarmo: almeno 800 miliardi di euro verranno spesi dai paesi UE per sviluppare l’apparato militare-industriale, senza che tali spese risultino nella legge di bilancio dei singoli paesi. I maggiori beneficiari di questa scelta politica sono quelle multinazionali come Lockheed Martin e Leonardo che si arricchiscono speculando sui conflitti armati e sulla militarizzazione dei territori attraverso le tasche di noi cittadini.
Uscendo dal contesto internazionale e sviluppando uno sguardo più locale, ci si accorge che l’espansione della zona militare di Birgi porterebbe numerose problematiche: una probabile riduzione dello scalo civile renderebbe il territorio ancora più isolato, con una perdita economica rilevante per i singoli cittadini e con maggiori disservizi per i siciliani fuorisede. In più, prendendo come riferimento il centro di addestramento per F-35 situato in Arizona, si evince che il territorio ne subirebbe le conseguenze anche dal punto di vista ambientale: causerebbe dei danni alla flora e alla fauna circostante, in cui rientra anche la Riserva naturale dello Stagnone di Marsala, situata a pochi km dall’aeroporto. Questo ingente investimento porterebbe a livello locale ad un ulteriore taglio verso le risorse destinate alle priorità locali, come ad esempio la questione idrica, la mobilità, la tutela ambientale e
l’occupazione.
In conclusione, siamo contrari a qualsiasi forma di militarizzazione e chiediamo la smilitarizzazione completa non solo dell’aeroporto di Birgi ma dell’intero territorio italiano: non vogliamo luoghi che ci vengono presentati come baluardi difensivi ma che in realtà sono funzionali a piani di morte e a mire espansionistiche globali.